GAETANO PASQUALE ANTONIO CORRIAS PRESSO PARCO NATURALE DEL GARRAF “Empresa Edulis”

Vi racconto la mia Work Experience..

Gaetano è un geometra attualmente impiegato presso il Comune di Nuoro come istruttore direttivo tecnico. Si occupa nello specifico di coordinare il servizio ambiente ed ecologia, con particolare attenzione alla zona di protezione speciale ITB023049“Monte Ortobene”.

Interessato alla Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), Gaetano ha scelto di partecipare al programma Maistru Torra per osservare buone pratiche in realtà simili al Monte Ortobene, che eroghino e progettino servizi turistici sostenibili.

Attraverso EDULIS, associazione spagnola senza fini di lucro che si dedica di educazione ambientale, per la sua work experience Gaetano è stato accolto al Parque de Garraf, uno dei 12 spazi naturali gestiti dall’area degli spazi naturali della Disputation de Barcelona.

GAETANO CORRIAS racconta

Premessa

La mia esperienza in Maistru Torra sarà incentrata nell’apprendimento delle tecniche e procedure messe in atto dalla Provincia di Barcellona per la gestione dei parchi naturali e delle aree protette con particolare riferimento a quelle aree (vedi Parc del Garraf) che hanno ottenuto il riconoscimento della Carta del Turismo Sostenibile.

Il Turismo Sostenibile nelle aree protette è quello “sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri” come definito in “Rapporto Bruntdland – Il nostro futuro comune” dalla Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo.

La Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS) nelle aree protette riflette le priorità globali ed europee definite nelle raccomandazioni dell’Agenda 21, adottata in occasione del “Vertice della Terra” celebratosi a Rio nel 1992, e nel Sesto Programma di Azione Ambientale e Strategia per lo Sviluppo Sostenibile dell’Unione Europea.

La Carta è una delle priorità per le aree protette europee definite nel programma dell’Unione per la Conservazione della Natura (IUCN) “Parks for Life” (1994).

La CETS è stata redatta da un gruppo di rappresentanti delle aree protette, dell’industria turistica ed altri partner europei, sotto l’egida della Federazione EUROPARC, la organizzazione ombrello delle aree protette in Europa.

La Federazione EUROPARC rappresenta circa 450 membri tra aree protette (quali parchi nazionali, parchi regionali, aree di eccezionale bellezza naturalistica, e riserve della biosfera), agenzie governative, ONG ed imprese di 36 paesi.

Il 17 gennaio, il Dr. Roget Padrosa, Xavier, capo della direzione territoriale occidentale della Diputaciò di Barcellona (l’Ente più vicino alle nostre provincie, mi ha presentato allo staff della La Pleta (Officina -Uffici- del Parc del Garraf), e, in particolare, la giovane tutor, D.ssa Manchòn Pastor, Agnés, geografa, dell’Empresa Edulis supporto all’uso pubblico del parco del Garraf e segretaria della CETS, la geografa D.ssa Patricio Garcia, Sofia Capo dell’unità d’Uso Pubblico – Conservazione dei Parchi del Garraf, Olerdola, Foix e San Llorenc del Munt e l’Olbac- Coordinatrice della CETS, che mi seguiranno nel percorso formativo.

I – L’ambiente ospitante

Sbarcare in un altro Paese è sempre una forte emozione e, nel mio caso, trovandomi nella provincia di Barcellona non solo per lavoro ma, anche, per le vacanze (giacche per tutto il periodo della WE sono stato in ferie dal mio impiego, lo è stato in modo particolare.

Un’altra lingua, altre abitudini sociali, ritmi circadiani ben differenti dalla mia quotidianità, l’incognita delle mansioni che mi sarebbero state assegnate e delle persone che mi avrebbero dovuto accompagnare in questa esperienza, erano motivo di una certa apprensione che ho affrontato con una buona dose di incoscienza ed entusiasmo.

Il territorio della Diputació di Barcellona, a differenza dell’Isola sarda, offre ampi orizzonti geografici (oltre che culturali) dove convivono, apparentemente in armonia, realtà industriali e parchi naturali di indiscussa bellezza.

Questa percezione verrà confermata con l’osservazione dei termini di gestione delle aree CETS, nate, per l’appunto, per arginare lo sfruttamento del territorio operato negli anni ’60-’70 del secolo scorso dall’industria edile e turistica.

Per il periodo della WE sono stato alloggiato a Casteldefels, centro turistico a solo un’ora da Barcellona che conta circa 65 mila abitanti.

Città inclusa nel Parco naturale del Garraf, la mia sede della work experience, è caratterizzata, nella parte prospicente la spiaggia, da alberghi e seconde case per lo più abitate solo nel periodo estivo (un po’ come vediamo nella costa est della Sardegna).

La città offre ampi parchi cittadini e attrezzature ludiche pubbliche che certamente influiscono positivamente nella qualità di vita degli abitanti: un lungo arenile attrezzato di piste ciclo-pedonali, attrezzi per il benessere fisico, aree dedicate ai bambini e alle famiglie ma anche, ovunque, recinti per liberare gli animali domestici sempre numerosi.

Tutta l’area di Barcellona conta oltre 5 milioni di abitanti, pertanto ha infrastrutture stradali e servizi di trasporto che appaiono consoni a supportare (e sopportare) tale carico antropico.

Una cosa che non posso fare a meno di sottolineare è l’efficienza del sistema di trasporto pubblico dove, alla frequenza di 10 minuti e con un solo euro ci si può spostare facilmente con bus, treno o metro nell’intera area della Provincia.

Il Parco del Garraf delimita un massiccio carsico – poca terra e molta pietra – ricoperto da una macchia mediterranea caratterizzata da rosmarino, palme nane, lentischio, pini nani come pure querce arbustive che non spiccano oltre i due metri. Un’altra specie che caratterizza il paesaggio è una pianta allogena di frumento introdotto in tempi antichi per l’alimentazione degli animali domestici che ha preso il sopravento e oggi caratterizza tutto il territorio.

II – Le persone

Già dal primo incontro con Xavier Dr. Roget Padrosa (uso comune il doppio cognome lì in Spagna) capo della direzione territoriale occidentale della Diputació di Barcellona e, referente del progetto Maistru Torra) che, in perfetto italiano, mi ha illustrato in punti salienti l’attività di gestione delle aree CETS e dell’organizzazione amministrativa e tecnica della Disputació, ho percepito un clima amico.

Arrivati alla Masia La Pleta (uffici del parco del Garraf realizzati nell’antico casotto di caccia della famiglia Guell con una particolarissima struttura verticale del pozzo progettata da un discente del famoso architetto Gaudì, realizzata all’interno del massiccio carsico del Garraf che dà nome al parco) ho trovato un ambiente accogliente, quasi familiare che mi ha subito messo a mio agio tanto che, fatte le dovute presentazioni, sono stato subito invitato ad assistere alla prima riunione dove si sarebbe discusso di come provvedere all’approvvigionamento idrico dell’area destinata ad ospitare i cavalli che un’associazione di volontari “raccoglie” nel territorio (trattasi di animali vittime di maltrattamenti o arrivati a “fine carriera lavorativa”) e che, nel periodo invernale vengono “transumati” (non trasportati) nei 300 ettari recintati a tal fine all’interno del Garraf.

Questo primo approccio ha fatto da rompi ghiaccio, sia con le persone che con la lingua.

A tal proposito ritengo importante segnalare una scelta fatta a seguito proprio di questa prima esperienza: se è vero che il castigliano sia in effetti per me più vicino alla lingua sarda – per assonanza, termini e accenti- è anche vero che tutti attorno a me parlavano, giustamente, la loro lingua che è il catalano, pertanto, nonostante gli sforzi della D.ssa Sofia Patricio Garcia che mi presentava ai gruppi di lavoro e suggeriva di rivolgersi a me in castigliano, dopo i primi due giorni ho chiesto di non ripetere tale richiesta, scelta che si è rivelata oltremodo utile anche al di fuori dell’ambiente lavorativo (ancora oggi, però, per aiutarmi nella comprensione di certi argomenti, Agnés e Sofia si rivolgono a me in castigliano e gliene sono grato).

Li alla Pleta ho avuto modo di fare conoscenza col Dott. Santi Llacuna Claramunt, Biólogo, il direttore del parco che, pur prossimo alla pensione, si mostra sempre molto impegnato, il Dott. Dani Pons Julià, biólogo dei parchi del Garraf, Olèdola e Foix e Sant Llorenç del Munt e l’Obac, la Rat (M. Montserrat Cabré, ingegnere forestale e Tècnica de la Unitat de Seguiment de Programes), e poi gli addetti all’informazione, le guardie forestali e il personale addetto alle manutenzioni che mi hanno ricordato molto, per dinamiche comportamentali e ilarità, i miei colleghi comunali.

Tale amichevole comportamento, certamente anche per l’autorità delle mie accompagnatrici, l’ho ritrovato in tutte le persone che ho avuto modo di incontrare durante la mia esperienza lavorativa.

III – Le aree CETS

Tutti gli incontri al quale ho avuto la fortuna di partecipare hanno confermato che l’attuazione delle indicazioni date dalla Carta Europea del Turismo Sostenibile devono necessariamente passare dalla partecipazione e condivisione degli obiettivi e delle azioni da mettere in campo di tutti gli attori coinvolti.

Per ottenere ciò la prima partecipazione è attuata con la programmazione comune dei rappresentanti istituzionali e dai primi attuatori che altro non sono che il personale tutto delle attività poste in essere all’interno dei parchi, siano questi Parchi, Riserve naturali o Aree Protette a vario titolo.

Questa metodologia ormai ben collaudata nell’area di Barcellona (parliamo di parchi che hanno anche 40 anni di esperienza) è di certo la carta vincente per una gestione accurata del territorio.

Tanto lavoro è stato fatto, ad esempio, nel più longevo dei parchi catalani, il Montseny che è anche Riserva della Biosfera, dove la popolazione è totalmente integrata al Parco e oltre che condividerne gli aspetti conservativi, incentiva, coltiva e sfrutta la forte affluenza turistica traendone i massimi vantaggi.

Tanto lavoro, ancora, ho visto fare per convincere gli ajuntaments (i nostri comuni) a sottoscrivere gli impegni della Carta.

La formazione del personale, così come l’educazione ambientale in tutte le sue forme, sfruttando al massimo le nuove tecnologie, costituiscono un importante tassello di questo percorso.

Altresì non devono tralasciarsi le azioni dirette all’interno dei parchi che permettono un continuo monitoraggio del territorio operato in prima battuta dalle Guardie del Parco (recentissima disposizione che sostituisce l’appellativo Guardie Forestali come ho appreso nella riunione col personale tecnico del 18.01.19 al Parc del Foxi) impegnate 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno nel controllo del territorio, supportate da dispositivi installati nei punti di accesso ai sentieri (i conta persone o anche conta “coche”), le foto-trappole per verificare il transito degli animali selvatici, le postazioni di bird watching e le telecamere fisse collocate all’interno dei nidi della maestosa aquila che abita quelle regioni.

E, ancora, il controllo delle attività agricole e forestali presenti al loro interno e, in generale, tutte le attività antropiche di sfruttamento e di fruizione del territorio (ogni attività dev’essere autorizzata preventivamente attraverso una semplice procedura di domanda-istruzione-rilascio ben codificata e regolamentata).

Ho visto, inoltre, i miei ospiti impegnati nel cercare di risolvere annosi e gravi problemi di inquinamento perpetrato negli anni precedenti all’istituzione del Parco da amministratori e operatori economici privi di alcuna coscienza ecologica (all’interno dei perimetri protetti si trovano industrie, cave, depositi di rifiuti che hanno compromesso falde sotterranee e stagni, fino a raggiungere il mare).

Un interessante aspetto dell’attuazione della Carta è la partecipazione di tantissime associazioni di volontariato che offrono la propria competenza e manodopera per l’esecuzione di lavori di manutenzione (sempre necessari) o sponsorizzazioni di eventi ed iniziative.

È veramente assai difficile descrivere e sintetizzare quelle tante cose che ho potuto osservare in questo breve periodo che sicuramente sono solo una piccola parte delle attività poste in essere nella gestione di questo splendido territorio, spero, però, di aver reso almeno in parte l’idea.

Una cosa, ancora, mi sento di sottolineare: tutte le persone che ho incontrato e, in particolare chi mi ha accompagnato in questa esperienza, hanno mostrato un entusiasmo contagiante nel cercare di preservare e valorizzare questi beni comuni.

Sintetizzando, durante questo mese ho potuto osservare:

–          le modalità di produzione o erogazione dei servizi;

–          le politiche verso gli utenti;

–          le attività di promozione e marketing;

–          le politiche verso il mercato e i fornitori dei servizi complementari;

–          la direzione, gestione delle risorse umane e il controllo interno.

IV – Conclusioni

Un po’ per deformazione professionale e molto per interesse personale non posso non fare confronti con la realtà del distretto di Barcellona e quella che vivo quotidianamente nell’Isola di Sardegna.

Tralasciando l’aspetto – fondamentale – della continua e assidua partecipazione (che noi sardi dobbiamo, ancora, imparare), vorrei partire nel ragionamento da quello che oggi è conosciuto come “impronta ecologica” di un Paese, strettamente legato alla sostenibilità ambientale dello stesso.

Il concetto fu introdotto nel 1996 e si basa sull’equazione per la misurazione dell’impatto ambientale (impatto ambientale = popolazione x affluenza x tecnologia).

In pratica si confronta il consumo umano di risorse naturali di una certa porzione di territorio, per es. un’area urbana, con la capacità della Terra di rigenerarle, stimando l’area biologicamente produttiva (di mare e di terra) necessaria a rigenerare le risorse consumate e ad assorbirne i rifiuti.

Non è certo questa la sede per effettuare questi calcoli, abbastanza complessi e per effettuare i quali occorrono tanti dati che qui non possiedo (in particolare per il distretto di Barcellona, giacche per la Sardegna si può far riferimento allo studio effettuato dalla Direzione Generale per la Ricerca Ambientale e lo Sviluppo del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio italiano in collaborazione del WWF nell’anno 2007 quale contributo per valutare lo sviluppo sostenibile delle regioni dell’obiettivo 1 del QCS 2000/2006).

Da quello studio la regione Sardegna ne usciva con un surplus ecologico, vale a dire che la capacità biologica dell’Isola era superiore all’impronta ecologica calcolata e, pertanto si rilevava una situazione di maggiore sostenibilità ambientale.

Difficile, per quel che ho visto e quel che viene riportato negli studi pubblicati, dire altrettanto del distretto di Barcellona che, anzi, parrebbe che sia uno dei territori nell’area del Mediterraneo a registrare l’impronta ecologica pro capite più alta (ben accompagnata da La Valletta, Atene, Genova, Marsiglia e Roma).

Partendo da questi dati e dalla singolare somiglianza del territorio della Catalogna e della Sardegna e, in particolare, della Provincia di Barcellona con la Provincia Nuoro-Ogliastra, sia per conformazione che per estensione (considerato il costante rapporto di 3/4 dei territori sardi rispetto a quelli spagnoli) oltre che per quantità di territori protetti, ho immaginato i seguenti scenari di sviluppo.

1)        NU-OG come BCN

Proviamo ad immaginare come sarebbe il nostro territorio se riportassimo gli interventi antropici che ho rilevato nel distretto di Barcellona.

Questo scenario comporterebbe, per noi sardi, un uso a dir poco inconsueto del territorio, non tanto per convinzioni e/o scrupoli ecologici ma, più per abitudini culturali perché non abbiamo la visione di BCN che è ampia, con orizzonti aperti che non si fermano dinnanzi a limiti amministrativi comunali.

Dovremmo, quindi, pensare ad una città metropolitana che dal Montalbo a Dorgali si svilupperebbe in lungo ed in largo: Norghio, Monte Pizzinnu, lo stesso Ortobene, potrebbero essere i parchi di questa immensa città; le industrie si svilupperebbero dalla piana del Sologo all’area di Siniscola fino a Nuoro e, da Torpè a Dorgali, potremmo vedere un’unica linea di fabbricati destinati all’industria turistica, con alberghi porti e seconde case che si spingono fino a mezza costa dei monti; strade e autostrade, tunnel e ferrovie solcherebbero tutta la provincia; la piana del Cedrino la vedremmo trasformata in un misto di canali navigabili, industrie e colture agricole finalizzate all’uso turistico.

Paesi come Siniscola, Orosei ma anche Loculi, Galtellì, Irgoli, Onifai, Dorgali uniti da infrastrutture di ogni tipo, con grandi parchi cittadini, scuole, biblioteche, piste ciclabili percorribili da nord a sud.

D’altro canto potremmo avere servizi pubblici unici per tutti questi centri abitati (efficienti): università, ospedali all’avanguardia, stadi e complessi olimpici, così come anche cave e industrie per l’approvvigionamento delle materie prime necessarie a realizzare le infrastrutture e centinaia di ettari per accogliere la valanga di rifiuti che questo territorio produrrebbe.

E tanta, tanta gente, che accoglie altra tanta gente di tutte le culture che contraddistinguono il Mediterraneo che lavora e dà lavoro nelle industrie e nelle attività culturali e di accoglienza.

A contorno i Parchi e le aree protette, funzionali, però, all’industria turistica, con il nobile intento di compensare, almeno in parte, questa irrefrenabile antropizzazione.

2)        Il Parco ISOLA

Fantasticando, appunto, e per personale convinzione, credo l’ISOLA di Sardegna un unico grande Parco con, al suo interno, tutte le contraddizioni che caratterizzano anche l’area BCN.

L’ISOLA, proprio per essere una limitata porzione di terraferma completamente circondata dalle acque, non può che essere concepita come una e unica sola multientità, un solo organismo vivente.

Noi sardi (che siamo notoriamente in dietro rispetto al Progresso che circola nel Mediterraneo, voi per cultura, vuoi per mancanza di infrastrutture adeguate) possiamo partire avvantaggiati nella tutela dell’ambiente proprio per tali “arretratezze”.

Possiamo, oggi (forse domani è già tardi) pensare, quindi, ad uno sviluppo (o progresso) salvaguardando una gran fetta di territorio partendo, appunto, dal presupposto ISOLA=PARCO.

Dobbiamo, a mio avviso, procedere in modo inverso alla classificazione e zonizzazione della Regione, non quindi, ritagliando porzioni di territorio da salvaguardare e mettere “a riserva”, bensì verificando e identificando le aree antropizzabili, decidendo adesso e con giusti regolamenti in che modo il progresso debba essere sviluppato all’interno del Parco Sardegna per offrire alle generazioni future un mondo migliore.

V – Ringraziamenti

Doverosi e sentiti

  • all’Assessorato regionale sardo del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale che ha permesso questa importante esperienza
  • al personale dell’ILFOD (Alessandra, Francesco, Lory e … – mi scuserete se tralascio qualche altro)
  • al Dott. Roget Padrosa, Xavier per avermi indirizzato al Parc del Garraf
  • alla mia tutor D.ssa Manchòn Pastor, Agnés infaticabile e convinta sostenitrice del progetto e, soprattutto, della necessità di uno sviluppo sostenibile
  • alla D.ssa Patricio Garcia, Sofia, mia guida, interprete, mio biglietto da visita e, spero, mia amica
  • a tutto il personale dei parchi e riserve naturali del distretto di Barcellona che ho incontrato e che in vario modo hanno supportato quest’esperienza lavorativa: i direttori, gli ingegneri, i biologi, le guardie, gli addetti alle manutenzioni e quelli che lavorano ai punti informazioni, i formatori e gli educatori ambientali, a tutti va un sincero grazie e, infine, alla mia famiglia che non mi ha fatto pesare l’assenza.

Premisa

La meva experiència a Maistru Torra estarà centrada en l’aprenentatge de les tècniques i procediments establerts per la Diputació de Barcelona per a la gestió de parcs naturals i àrees protegides amb especial referència a aquestes àrees (vegeu Parc del Garraf) que han obtingut el reconeixement de la Carta de Turisme Sostenible.

El Turisme Sostenible en Àrees Protegides és un “desenvolupament que satisfà les necessitats del present sense comprometre la capacitat de les futures generacions de satisfer les seves pròpies”, tal com es defineix en “Informe Bruntdland – El nostre futur comú” per la Comissió Mundial sobre Medi Ambient i Desenvolupament.

La Carta Europea del Turisme Sostenible (CETS) en àrees protegides reflecteix les prioritats globals i europees que figuren en les recomanacions de l’Agenda 21, aprovades a la “Cimera de la Terra” celebrada a Rio el 1992 i en el Sisè Programa d’Acció i Estratègies Ambientals per al desenvolupament sostenible de la Unió Europea.

La Carta és una de les prioritats de les àrees protegides europees definides en el Programa Parcs per la vida (UICN) de la Unió per a la Conservació de la Natura (1994).

El CETS va ser redactat per un grup de representants de les àrees protegides, la indústria del turisme i altres socis europeus, sota l’auspici de la Federació EUROPARC 1, l’organització paraple de les àrees protegides en Europa.

La Federació EUROPARC representa prop de 450 membres entre àrees protegides (com ara parcs nacionals, parcs regionals, àrees d’excepcional bellesa natural i reserves de biosfera), agències governamentals, ONG i empreses de 36 països.

El dia 17 de gener, el Dr. Roget Padrosa, Xavier, cap de la direcció territorial occidental de la Diputació de Barcelona (la institució més propera a les nostres províncies, em va presentar al personal de La Pleta (Officina – del Parc del Garraf) , i, en particular, el jove tutor, D.ssa Manchòn Pastor, Agnés, geògraf, de l’empresa Edulis recolza l’ús públic del parc Garraf i el secretari del CETS, el geògraf D.ssa Patricio Garcia, Sofia Cap de la Unitat d’ús públic – Conservació dels Parcs del Garraf, Olerdola, Foix i San Llorenç del Munt i l’Olbac-Coordinador de la CETS, que em seguirà en el curs de formació..

 I – L’entorn amfitrió

Desembarcar en un altre país sempre és una emoció forta i, en el meu cas, trobar-me a la província de Barcelona, ​​no només per treballar, sinó també per a les vacances (jaquetes per a tot el període del WE que he estat de vacances des del meu treball, és estat d’una manera particular.

Un altre llenguatge, altres hàbits socials, ritmes circadianos molt diferents de la meva vida quotidiana, la desconeguda de les tasques que m’hanuria assignat i les persones que m’havien acompanyat en aquesta experiència van ser motius d’una certa aprensió que em vaig enfrontar a un bona dosi d’inconsciència i entusiasme.

El territori de la Diputació de Barcelona, ​​a diferència de l’illa de Sardenya, ofereix amplis horitzons geogràfics i culturals (on viuen), aparentment en harmonia, indústries i parcs naturals d’excepcional bellesa.

Aquesta percepció es confirma per l’observació dels termes de la gestió d’àrees CETS, nascut, precisament, per frenar l’explotació del territori que va operar en els anys 60 i 70 del segle passat per la construcció i el turisme.

Per al període WE es va quedar a Casteldefels, un centre turístic a només una hora de Barcelona, ​​que compta amb uns 65.000 habitants.

Estada inclòs al Parc Natural del Garraf, la meva llar de l’experiència laboral, es caracteritza, en part, davant de la platja, hotels i segones residències majoritàriament habitada només a l’estiu (una mica ‘com veiem a la costa est de Sardenya).

La ciutat ofereix grans parcs de la ciutat i les instal·lacions recreatives públiques que sens dubte tenen un efecte positiu en la qualitat dels residents de la vida: un llarg instal·lacions de la platja de ciclisme i rutes de senderisme, eines per a la física, àrees per a nens i famílies, sinó també, a tot arreu, tanques per alliberar les nombroses mascotes.

Tota l’àrea de Barcelona té més de 5 milions d’habitants, per tant té infraestructures viàries i serveis de transport que semblen suportar (i suportar) aquesta càrrega antròpica.

Una cosa que no puc deixar de subratllar és l’eficiència del sistema de transport públic on, amb una freqüència de 10 minuts i amb només un euro, es pot traslladar fàcilment en autobús, tren o metro a tota la zona de la província.

El parc del Garraf limita amb un massís carstic, petita terra i molta pedra, cobert per un matoll mediterrani caracteritzat per romaní, palmeres nanes, llentiscle, pins nans i arbustos que no superen els dos metres. Una altra espècie que caracteritza el paisatge és una planta de blat al · luvial introduïda en l’antiguitat per a l’alimentació dels animals domèstics que es va fer càrrec i que avui caracteritza tot el territori.

 

II – Persones

Ja des de la primera reunió amb Xavier el Dr. Roget Padrosa (ús comú del doble cognom allà a Espanya) cap de la direcció territorial occidental de la Diputació de Barcelona i, referent del projecte Maistru Torra), en italià perfecte, em va il·lustrar en destaques ‘Gestió de les àrees CETS i l’organització administrativa i tècnica de la Disputació, vaig percebre un ambient amistós.

En arribar a Masia La Pleta (oficines del parc del Garraf fet a l’antiga caça Casotto de la família Güell amb una estructura vertical particular del bé dissenyat per un seguidor del famós arquitecte Gaudí, realitzat dins el massís càrstic del Garraf que dóna nom a parc) em vaig trobar amb un ambient familiar i acollidor, gairebé que em va posar immediatament a gust perquè, va fer les presentacions necessàries, em van convidar immediatament per assistir a la primera reunió on es discutiran com proporcionar àrea de subministrament d’aigua designada per albergar als cavalls que un tot-voluntari “recull” al territori (aquests són víctimes de maltractament animal o arriben a “gran carrera”) i, a l’hivern són “transumati” (no transportats) al 300 hectàrees tancat aquesta finalitat dins del Garraf. 

Aquest primer enfocament ha de trencar el gel, tant amb les persones i amb la llengua.

En aquest sentit, considero que és important informar d’una elecció feta com a resultat d’aquesta primera experiència: si bé és cert que el castellà és, de fet, per a mi més a prop de la llengua sarda – per assonància, termes i accenti- també és cert que al meu voltant estaven parlant amb raó, que la seva llengua és el català, per tant, tot i els esforços del Dr. Patricio Sofia García, que em va presentar als grups de treball i va suggerir al seu torn a mi en espanyol, després dels dos primers dies m’han fet no repetir tals sol·licitud, una elecció que va resultar molt útil fins i tot fora de l’entorn de treball (fins i tot avui dia, però, per ajudar en la comprensió de certs temes, Agnes i Sofia al seu torn a mi en espanyol i estic agraït).

Allà, a Pleta, vaig conèixer el Dr. Santi Llacuna Claramunt, Biólogo, el director del parc que, tot i estar a prop de la jubilació, sempre va estar molt ocupat, el doctor Dani Pons Julià, biòleg dels parcs del Garraf, Olèdola i Foix i Sant Llorenç del Munt i l’Obac, la Rata (M. Montserrat Cabré, enginyer forestal i Tècnica de la Unitat de Seguiment de Programes), i després els treballadors de la informació, els guàrdies forestals i el personal de manteniment que em van recordar molt, per la dinàmica del comportament i la hilaritat, els meus companys municipals.

Aquest comportament amistós, sens dubte també per l’autoritat de les meves escorts, he trobat en totes les persones que vaig conèixer durant la meva experiència laboral.

III – Àrees CETS

Totes les reunions que he tingut la sort d’assistir han confirmat que l’aplicació de les indicacions de la Carta Europea per al Turisme Sostenible necessàriament ha de passar de la participació i el repartiment dels objectius i accions que s’han de fer en el camp de tots els actors implicats.

Per aconseguir-ho, la primera participació s’implementa amb la planificació comuna dels representants institucionals i els primers actuadors que no són més que el personal de totes les activitats realitzades dins dels parcs, ja siguin aquests parcs, reserves naturals o àrees protegides en diverses capacitats.

Aquesta metodologia, ara ben provada a l’àrea de Barcelona (parlem de parcs amb 40 anys d’experiència) és sens dubte la targeta guanyadora per a una acurada gestió del territori.

S’ha fet tant treball, per exemple, en els parcs més llargs dels parcs catalans, el Montseny, que també és la Reserva de la Biosfera, on la població està plenament integrada al Parc i comparteix aspectes conservadors, incentius, conrea i explota la forta afluència turística obtenint els màxims beneficis.

Tant de treball, una vegada més, he vist fer per convèncer als ajuntaments (els nostres municipis) signar els compromisos de la Carta.

La formació del personal, així com l’educació ambiental en totes les seves formes, aprofiten les noves tecnologies, són una part important d’aquest camí.

També no es pot deixar de banda les accions directes dins dels parcs que permeten un seguiment continu del territori operat en primera instància

des del Park Guards (disposicions molt recents que substitueixen el nom Forest Guards com he après a la reunió amb el personal tècnic del 18.01.19 al Parc del Foxi) que es dediquen 24 hores al dia i 365 dies a l’any en el control del territori, amb el suport dels dispositius instal·lat als punts d’accés als recorreguts (la gent compta o fins i tot els recomptes “carro”), trampa per verificar el trànsit d’animals salvatges, observacions d’aus i càmeres fixes situades dins dels nius de la majestuosa àguila viu a les regions.

I, a més, el control de les activitats agrícoles i forestals presents en elles i, en general, totes les activitats antròpiques d’explotació i ús del territori (cada activitat s’ha d’autoritzar per endavant mitjançant un simple procediment d’alliberament d’instruccions). codificades i regulades).

També he vist als meus convidats ocupats tractant de resoldre problemes de contaminació llargs i greus perpetrats en els anys anteriors a que el Parc va ser establert per administradors i operadors econòmics sense cap tipus de consciència ecològica (dins del perímetre protegit hi ha indústries, pedreres , dipòsits de residus que han compromès les aigües subterrànies i els estanys, fins arribar al mar).

Un aspecte interessant de la implementació de la Carta és la participació de moltes associacions voluntàries que ofereixen la seva experiència i mà d’obra per a l’execució de treballs de manteniment (sempre necessaris) o el patrocini d’esdeveniments i iniciatives.

És realment molt difícil de descriure i resumir les moltes coses que he pogut observar en aquest breu període, que sens dubte són només una petita part de les activitats que es duen a terme en la gestió d’aquest bonic territori, però espero que, almenys en part, hagi estat la idea .

Una vegada més, voldria subratllar: totes les persones que vaig conèixer i, especialment els que m’acompanyaven en aquesta experiència, van mostrar un entusiasme contagiós a l’hora d’intentar preservar i millorar aquests béns comuns.

Resumint, durant aquest mes vaig poder observar:

– els mètodes de producció o prestació de serveis;

– polítiques cap als usuaris;

– activitats de promoció i comercialització;

– polítiques cap al mercat i proveïdors de serveis complementaris;

– gestió, gestió de recursos humans i control intern.

IV – Conclusions

Una mica per a la deformació professional i molt per a l’interès personal no puc comparar-me amb la realitat del barri de Barcelona i la que visc diàriament a l’illa de Sardenya. 

Deixant de costat l’aspecte fonamental de la participació contínua i assídua (que els sardos encara hem d’aprendre), m’agradaria començar des del raonament del que ara es coneix com una “empremta ecològica” d’un país, molt vinculat a la seva sostenibilitat ambiental.

El concepte es va introduir el 1996 i es basa en l’equació per a la mesura de l’impacte ambiental (impacte ambiental = població x participació x tecnologia)

A la pràctica comparem el consum humà de recursos naturals d’una determinada part del territori, per ex. una àrea urbana, amb la capacitat de regenerar-los de la Terra, estimar l’àrea biològicament productiva (de mar i terra) necessària per regenerar els recursos consumits i per absorbir els residus.

Aquest no és certament el lloc per fer aquests càlculs, bastant complexos i per dur a terme els que necessiteu moltes dades que no tinc aquí (especialment per al barri de Barcelona, ​​jaquetes per a Sardenya, podeu fer-ne referència a l’estudi realitzat de la Direcció General de Recerca i Desenvolupament Mediambiental del Ministeri de Medi Ambient i Protecció a Itàlia en col·laboració amb WWF el 2007 com a contribució per avaluar el desenvolupament sostenible de les Regions Objectiu 1 del CSF 2000/2006)

A partir d’aquest estudi, la regió de Sardenya va obtenir un superàvit ecològic, és a dir, que la capacitat biològica de l’illa era superior a l’empremta ecològica calculada i, per tant, hi havia una situació de major sostenibilitat ambiental.

Difícil, pel que vaig veure i el que es recull als estudis publicats, dir el mateix del districte de Barcelona que, de fet, sembla que és un dels territoris de l’àrea mediterrània per registrar la major petjada ecològica per capita (bé acompanyada des de Valletta, Atenes, Gènova, Marsella i Roma)

Partint d’aquestes dades i de la singular semblança del territori de Catalunya i Sardenya i, en particular, de la província de Barcelona amb la província de Nuoro-Ogliastra, tant per conformació com per extensió (donat el coeficient constant de 3/4 dels territoris de Sardenya a aquells a Espanya), així com a la quantitat de territoris protegits, vaig imaginar els següents escenaris de desenvolupament.

1) NU-OG com BCN

Intentem imaginar què aspecte tindria el nostre territori si notifiquéssim les intervencions antròpiques que vaig trobar al barri de Barcelona.

Aquest escenari significaria, per als sards, un ús per dir el territori menys inusual, no tant per conviccions com per escrúpols ecològics, sinó més per hàbits culturals perquè no tenim la visió de BCN àmplia, amb horitzons oberts que no s’aturen abans dels límits administratius municipals.

Per tant, hauríem de pensar en una ciutat metropolitana que des de Montalbo fins a Dorgali es desenvoluparia a tot arreu: Norghio, Monte Pizzinnu, el mateix Ortobene, podrien ser els parcs d’aquesta immensa ciutat; les indústries es desenvoluparien des de la plana de Sologue fins a la zona de Siniscola fins a Nuoro i, des de Torpè fins a Dorgali, podríem veure una sola línia d’edificis per a la indústria del turisme, amb hotels, ports i segones residències que pugen a mitja costa de les muntanyes; carreteres i carreteres, túnels i ferrocarrils arruïnarien tota la província; veiem que la plana de Cedrino es transformava en una barreja de canals navegables, indústries i cultius agrícoles per a ús turístic.

Països com Siniscola, Orosei però també Loculi, Galtellì, Irgoli, Onifai, Dorgali es van unir per infraestructures de tot tipus, amb grans parcs urbans, escoles, biblioteques, camins que es poden recórrer de nord a sud.

D’altra banda, podríem tenir serveis públics únics per a tots aquests centres de població (eficients): universitats, hospitals d’última generació, estadis i complexos olímpics, així com pedreres i indústries per al subministrament de matèries primeres necessàries per construir la infraestructura i centenars d’hectàrees per donar cabuda a l’allau de residus que produiria aquesta zona.

I moltes, moltes persones, que acullen a altres persones de totes les cultures que distingeixen la Mediterrània que treballa i dóna feines a indústries i activitats culturals i d’hospitalitat.

Envoltant els parcs i àrees protegides, tanmateix funcionals per a la indústria del turisme, amb la noble intenció de compensar, almenys en part, aquesta antropització irreprimible.

2) Parc ISOLA

Fascinant, de fet, i per convicció personal, crec que l’ISLAND de Sardenya és un gran parc amb, a l’interior, totes les contradiccions que caracteritzen l’àrea de BCN.

L’ISOLA, només per ser una porció limitada del continent completament envoltada d’aigua, només es pot concebre com una sola entitat múltiple, un organisme viu.

Els sardos (que som notòriament darrere del progrés que circula per la cultura a la Mediterrània, per falta d’infraestructures adequades) podem començar a beneficiar-nos en la protecció del medi ambient per aquest “endarreriment”.

Podem, avui (potser demà ja sigui tard) pensar, per tant, en un desenvolupament (o progrés) que protegeixi una gran porció de territori que comença, de fet, des de l’ISLAND = PARK.

Hem de, al meu parer, procedir de manera inversa a la classificació i zonificació de la Regió, no per tant, tallar parts del territori que cal salvaguardar i posar “en reserva”, sinó verificar i identificar les àrees antròpiques, decidir ara i amb una regulació correcta de quina manera s’ha de desenvolupar el progrés dins del Parc de Sardenya per oferir un món millor per a les generacions futures.

V – Gràcies

Doverosi i escoltat

– Departament de Treball Regional de Sardenya, formació professional, cooperació i seguretat social que ha permès aquesta important experiència

– El personal de ILFOD (Alessandra, Francesco, Lory i … – Lamento perdre alguns altres)

– al Dr. Roget Padrosa, Xavier per dirigir-me al Parc del Garraf

– al meu tutor Dr.ssa Manchòn Pastor, Agnés indefatigable i partidari convençut del projecte i, sobretot, a la necessitat d’un desenvolupament sostenible

– Al Dr. Patricio Garcia, Sofia, el meu guia, intèrpret, la meva targeta de presentació i, espero, amic meu

– a tot el personal dels parcs i reserves naturals del barri de Barcelona que he conegut i que han donat suport a aquesta experiència laboral de diverses maneres: els directors, els enginyers, els biòlegs, els guàrdies, el personal de manteniment i els que treballen en els punts d’informació, entrenadors i educadors ambientals, un agraïment sincer a tots i finalment a la meva família que no em va fer perdre l’absència.

IL TUTOR racconta

AGNES MANCHON PASTOR: “El Sr. Corrias ha estado un mes en el Parque del Garraf empapándose de la gestión de los espacios naturales protegidos de la Diputación de Barcelona (Catalunya). Su experiencia ha ido relacionada en ver como se trabaja un proyecto de certificación de calidad turística sostenible, la Carta Europea de Turismo Sostenible de la red Europea de Parques Naturales. Este proyecto del tipo participativo consiste en la creación de grupos de trabajo para cumplir el plan de actuaciones.

El Sr. Corrias ha podido asistir a varias reuniones relacionadas con diferentes actuaciones. Ha asistido a la reunión de la actuación “Creación de un nuevo modelo de puntos de información del parque”. También ha asistido a reuniones con los técnicos de medio ambiente para tratar actuaciones relacionadas con el medio ambiente. El proyecto de la CETS está siendo trabajado y en un estado más avanzado en otros parques de la red de parques naturales de la Diputación de Barcelona. El Sr. Corrias ha podido asistir a reuniones de otros parques naturales como el Parque del Montseny y el Parque de Sant Llorenç del Munt. También ha podido asistir a una reunión de coordinación de todos parques de Catalunya que están trabajando con la CETS.Y por último ha asistido a la reunión anual del Fòrum Permanent, acto donde se ha presentado en público todo el trabajo de la CETS ha hecho durante el 2018.

El Sr Corrias ha podido conocer un territorio de la mano de técnicos y guardas forestales. Ha podido asistir a reuniones y actividades de educación ambiental, para aprender a transmitir los valores de conservación de la naturaleza. Ha visitado los recursos naturales y patrimoniales del parque y ha podido aportar su punto de vista para la gestión y conservación.

También ha podido observar desastres ecológicos y dar su punto de vista de cómo se podría solucionar y mejorar la ecología de estos espacios.

El Sr. Corrias ha estado muy receptivo y participativo. Y se ha relacionado perfectamente con todo el personal, aportando su punto de vista como técnico de medioambiente.

El Parque del Garraf está muy agradecido a su presencia y estaremos encantados de que vuelva a hacernos una visita”.

Traduzione

“Il signor Corrias è stato ospite un mese nel parco del Garraf,, completamente immerso nella gestione degli spazi naturali protetti dal Consiglio Di Barcellona (Catalunya-

La sua esperienza è consistita nel vedere come si lavora ad un progetto di certificazione di qualità turistica sostenibile: la Carta Europea de Turismo Sostenible della rete europea dei parchi naturali. Tale progetto di natura partecipativa, consiste nella creazione di gruppi di lavoro per arrivare ad un piano di attuazione vero e proprio.

Il Sig. Corrias ha potuto assistere a varie riunioni relative ai vari piani attuativi.

Ha assistito alla riunione per la realizzazione di un nuovo modello dei punti di informazione del parco. Ha inoltre assistito alle riunioni con i tecnici ambientali per trattare tematiche legate all’ambiente.

Il progetto della CETS è ad uno stadio più avanzato in altri parchi della rete di parchi naturali della delegazione di Barcellona. Il Signor Corrias ha potuto partecipare a riunioni di altri parchi naturali come il Parco di Montseny e il Parco di Sant Llorenc del Munt. Ha potuto partecipare a una riunione di coordinazione di tutti i parchi della Catalogna che stanno lavorando con la CETS. Infine ha assistito alla riunione annuale del FORUM PERMANENT, dove è stato presentato in pubblico tutto il lavoro svolto dal CETS nel 2018.IL signor Corrias ha potuto conoscere un territorio attraverso i tecnici e guardie forestali. Ha potuto assistere a riunioni e attività di educazione ambientale per imparare a trasmettere i valori che servono preservare la natura. risorse naturali e patrimoniali del parco e ha potuto contribuire al suo punto di vista per la gestione e la conservazione; ha anche potuto assistere a disastri ecologici e dare il proprio punto di vista per una soluzione ecologica e miglioramenti degli spazi in questione. Il signor Corrias è stato molto recettivo e partecipativo e si è relazionato alla perfezione con tutto il personale, apportando il proprio punto di vista in qualità di tecnico ambientale. Il Parque del Garraf ha molto gardito la sua presenza e saremo lieti quando vorrà tornare a farci visita”.

IL CANDIDATO

NOME: Gaetano Pasquale Antonio

COGNOME: Corrias

ETA’: 57 anni

LINEA DI INTERVENTO: Linea 2

PROFESSIONE: Dipendente

CITTA’ DI PROVENIENZA: Nuoro

AZIENDA OSPITANTE

EDULIS

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